MarketSaint Barbara with a Donor
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Saint Barbara with a Donor

Saint Barbara with a Donor or Saint Barbara with a Devotee is a 1558 oil on canvas painting by Lattanzio Gambara, originally painted for an altar dedicated to saint Barbara in the church of Santi Nazaro e Celso in Brescia but now on the right-hand side-altar in Santa Maria in Silva church in the same city.

Descrizione
Il dipinto raffigura santa Barbara in piedi, vestita con una tunica e un ricco mantello, appoggiata a una torre, in riferimento alla torre dove il padre l'avrebbe rinchiusa in giovane età per nasconderla ai pretendenti. Ai suoi piedi, nell'angolo inferiore destro della tela, è inchinato un devoto, forse il committente dell'opera, un uomo vestito di nero, stempiato e con una lunga barba rossiccia. La santa, con un dito, sta indicando al devoto Gesù crocifisso in un'aura lucente tra le nubi, alle sue spalle. Sullo sfondo si vede una città fortificata in cima a un colle, dove su una delle torri si sta scaricando un fulmine, contro i quali santa Barbara è appunto invocata come protettrice. La sezione di cielo visibile mostra nubi nere e tempestose, che accrescono il tono complessivamente molto scuro della tela. ==Stile==
Stile
L'opera è ben documentata nelle fonti della letteratura artistica antica: il primo a parlarne è Bernardino Faino nella seconda metà del Seicento, il quale già attribuisce il dipinto a Lattazio Gambara. Giulio Antonio Averoldi e altri, invece, la ritennero copia di un quadro del Moretto. Il nome del Gambara torna nei commenti di Francesco Maccarinelli, di Giovanni Battista Carboni e dei critici di inizio Ottocento. Alessandro Sala, nel 1834, ritiene di aver identificato il devoto raffigurato nella tela in Pietro Antonio Ducco, prevosto della collegiata dei Santi Nazaro e Celso alla metà del Cinquecento e di essere in possesso di un documento, autografo del Ducco, in cui risulta che il 2 giugno 1558 Lattazio Gambara si impegna a consegnare l'opera entro il Natale di quell'anno. L'informazione è accettata senza discussioni da tutti i critici successivi, ma non è purtroppo possibile considerarla come del tutto attendibile. Il documento di cui parla il Sala, infatti, non è più rintracciabile e, inoltre, né tra i prevosti né tra i primiceri della collegiata non esistette mai alcun Pietro Antonio Ducco, mentre nel 1558 il prevosto era Fabio Averoldi. In mancanza del documento citato dal Sala e di adeguate analisi sulla sua veridicità, pertanto, l'identificazione del devoto con un membro della famiglia Ducco è da ritenersi dubbia. ---> ==Bibliography==
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